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Ortovox Safety Nights — Alessandro Simone
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CREDITS

CLIENT
Ortovox

DATE
10 January 2018

LOCATION
Courmayeur, Italy

Ortovox Safety Night

 

Allerta meteo in Nord Italia, sono giorni in cui si susseguono nevicate, piogge, caldo e freddo, e la scala  di pericolo valanghe schizza ai livelli alti. In Valle D’Aosta il pericolo non scende sotto il quarto grado. Cervinia, Champoluc, e molti altri paesi sono completamente bloccati sotto addirittura il quinto grado, il massimo. Mentre a casa i telegiornali parlano di evacuazioni in alta quota e i parenti del fatto che le stagioni siano impazzite, a Courmayeur qualcosa si muove anche fuori dalle abitazioni. Ortovox, azienda ormai famosa nel settore della sicurezza d’alta montagna, ha organizzato un’escursione notturna per imparare a usare correttamente l’equipaggiamento d’emergenza.  Grazie a Sharewood, scopro dal mio telefono, che a Courmayeur sono disponibili delle ciaspole con ritiro e consegna flessibili e con facilità sono già mie e posso raggiungere il punto di ritrovo.

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CLIENT
Ortovox

DATE
10 January 2018

LOCATION
Courmayeur, Italy

Tutti armati di sci, pelli, snowboard, ciaspole e zaini ci ritroviamo all’imbocco della Val Veny pronti a partire, tutti con quell’esaltazione caratteristica delle nuove esperienze, pronti a fare. Le condizioni meteo della serata sono ottime e c’è anche una buona visibilità ma prima di partire  impariamo già la prima lezione, la più importante. Le guide si scusano ma ci dicono che non è possibile raggiungere il punto prefissato nella parte alta della Val Veny, per il pericolo valanga e per le precipitazioni dei giorni prima:

È fondamentale informarsi sul prima, durante e dopo, per avere una visione generale delle condizioni che andremo a trovare sulla montagna, e soprattutto saper rinunciare nel momento giusto.

Un po’ tristi ma consci di aver assistito ad una cosa che la maggior parte non avrebbe saputo fare, iniziamo a farci consegnare l’equipaggiamento d’emergenza: ARTVA, sonda e pala e ci incamminiamo verso una destinazione più vicina e più sicura. Tutti in cerchio ascoltiamo l’istruttore Giulio Signò, abbagliandolo con le nostre luci frontali, imparando quali sono i comportamenti da assumere nel caso nefasto in cui fossimo coinvolti in un’incidente in montagna.

Dopo una breve spiegazione ci dividono in squadre da 3/4 persone e a turno ci danno delle zone da setacciare. Tra alberi, racchette rovesciate e neve fresca, i dispositivi ARTVA si accendono come alberi di natale creando un po’ di panico iniziale, ma le urla degli istruttori ci richiamano sull’attenti e rapidi si torna a correre alla ricerca del segnale. Una volta trovato il punto zero, inizia il lavoro di squadra. Bisogna essere il più veloci possibile a tirar fuori la sonda dallo zaino, a montarla e iniziare a forare il suolo secondo una griglia precisa fino a trovare qualcosa di morbido. “È QUI!” Così il compagno prende la pala e inizia a scavare fino a iniziare a vedere qualcosa, e si tira un sospiro. Ma i minuti passano e per rimuovere tutta la massa di neve ne servono ancora. I movimenti devono essere spontanei, rapidi e decisi perché nei primi 10 minuti si può fare il più del soccorso, poi le probabilità precipitano drasticamente e l’ansia per il tuo amico, il tuo compagno, il tuo partner scomparso aumentano.

Finiamo la procedura di ricerca e finalmente torniamo alla realtà, in cui sotto la neve c’è solo uno zaino e noi siamo molto più sollevati, ma questo mi fa riflettere.  Come la maggior parte degli sport di montagna, la fiducia per il tuo compagno risulta fondamentale, deve essere reciproca e enorme poiché uno affida la propria vita all’altro e alle sue capacità. Fin da piccolo mi hanno insegnato che gli sport di squadra sono calcio, pallavolo, basket e posso elencarne ancora molti altri, eppure nessuno, se ben ricordo, mi ha parlato per esempio dell’alpinismo, in cui invece ritrovo questo spirito più forte che mai.